The same rainbow’s end

[Il destino è distante, alla fine dell'avventura]

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Utente: PennyL
Nome: PennyLane

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pennylaneinmyears*libero.it

Ti auguro una vita
onesta e libera





Qui bisogna mettersi ancora
a gambe incrociate, a cercare
l’armonia con il mondo.
Che va tutto a pezzi, qui intorno.
Che ci sono delle domeniche
che dici Porca puttana,
che lavoro. Non ho neanche
voglia di scrivere, dici.
Allora metti su un compact,
ti corichi sul divano di vimini,
a pensare Porca puttana.
[P. Nori]













Se una persona riuscisse a vedere
la propria lenta e tortuosa avanzata
come una sorta di esperimento,
senza sperare in un’impossibile
sicurezza –niente di interessante
succede senza osare- si potrebbe
raggiungere un qualche tipo
di quiete. [H. Kureishi]






Al quarto piano lì tranquilla
che si guarda nello specchio
e accende un'altra sigaretta.


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martedì, 30 giugno 2009

A dormire

Mi rendo conto di avere sempre di più la sensazione che questo posto mi svilisca. Non il lavoro in se, ma il luogo di. Mi sento migliore rispetto a questo, e questo non mi fa bene. Mi sento oppressa dalla stupidità. E stupida per i brevi momenti di esaltazione condivisa che scivolano in inevitabili e schizofrenici opposti che immancabilmente mi scompensano.

Ed è un fatto. Anche se mille volte metto tutto in dubbio, come sempre, tutto.

Non vedo l’ora di provare a cantare per bene Bette Davis eyes. Se non avessi questa cosa –cantare- la mia vita sarebbe così diversa, lo penso spesso.

Sto leggendo dei libri che mi piacciono e ancora una volta penso a quanto tutto cambi quando un libro di trascina dentro la sua storia e ti fa scoprire un sacco di cose. Ho gioito dello sguardo di Emiliano in Inseparabile di Lalla Romano e ora non vedo l’ora di immergermi nei colori indiani di Chitra Banerjee.

Mi hanno rubato il cellulare -anche se ho recuperato subito il mio numero- e con lui ho perso un sacco di cose, messaggi, pensieri, foto, note. Vedi, affidarsi troppo a strumenti esterni.

E adesso cos’è che dovevo scrivere qui?

Dovevo scrivere che mio papà giorni fa mi ha detto: esci? a quest'ora?! ma perché invece non vai a dormire? E la semplicità di questo pensiero mi ha scaturita. E’ vero, si può anche semplicemente dormire, se si è stanchi.

postato da: PennyL alle ore 14:11 | link | commenti (1)
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lunedì, 29 giugno 2009

Vento

Il vento del temporale che si sta preparando mi soffia sulla faccia dalla finesta spalancata, e le campanelline che mi aveva regalato Mattia, appese vicno alla porta, tintinnano. Oggi è stata una giornata caldissima.
postato da: PennyL alle ore 20:02 | link | commenti
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martedì, 16 giugno 2009

Con gentilezza

In questi giorni, ci sono state delle cose carine.
La mia serata. La sensazione nuova di non preoccuparmi che la mia voce mi scappi via, ma che magari siano altre le cose di cui occuparmi. La libertà, seppur relativa, che mi dà la mia voce, posso usarla per pensare a come esprimere quello di cui ho bisogno, o anche a come stare sul palco, dove mettere le mani. Sono scesa di lì un po’ tremante, per lo sforzo quasi fisico anche se in realtà emotivo, ma contenta e soddisfatta, sorridendo a quei brava che questa volta non mi sembravano sospetti. E’ stato bello, durante le prove, avere su di me gli occhi di entrambi i miei insegnanti, essere lì al centro. Non credevo sarebbe andata così. Forse sono solo cresciuta.

Una struttura girevole di legno scuro per i miei orecchini finalmente trovata e comprata, dove posso vederli in tutti i loro colori tutte le mattine, senza pescarli a caso nel mucchio.

Alla stazione di Milano trovare un cartello per la ricerca di un bambino scomparso da una comunità che riportava “Chiunque lo riconoscesse, è pregato di fermarlo con gentilezza, senza incutergli paura”, e che mi ha commosso. Un po’ per l’attenzione affettuosa di persone che fanno il mio stesso lavoro, un po’ perché ho pensato che serve dirlo. Che non è così scontato. Come dovrebbe.

Tornare a casa, a Milano, e trovare Cris contenta.

In metro con una persona che mi piace da tanto tempo, e che stimo molto, ricevere un inaspettato complimento che per un momento annulla in modo inaspettato una consueta distanza. Lui che con il suo sguardo luccicante e sicuro, che mi fa sempre abbassare gli occhi anche se non dovrei, mi dice lo sai vero che stai facendo un lavoro eccellente? non so se te ne rendi contro, forse non te lo dice nessuno ma lo devi sapere. Glom.
Tengo queste, intanto.

postato da: PennyL alle ore 16:38 | link | commenti (1)
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giovedì, 11 giugno 2009

Legge

Senti parlare negli ultimi giorni della legge causa-effetto. Stasera provi i pezzi che canterai sabato, pensi che la terza o quarta volta ti vengano proprio bene, tanto che riascoltandoti quasi non ti rendi conto che è la tua voce, quella in cui non trovi più le sbavature che tempo fa ti provocavano tanta frustrazione. Tanto che decidi, ma sì, che vengano tutti quelli che lo vogliono, a sentirti, perché forse è la volta che puoi farla uscire, quella parte, lasciarla vedere. Liberamente. Poi ti accorgi che sei in ritardo, ti vesti letteralmente con le prime cose che trovi, ti trucchi appena con un po' di polvere per il viso, esci e ti senti dopo tanto tempo felice. Lo pensi anche, per un momento, se tanto mi dà tanto, tutte le cose che dicono, che il dentro si vede fuori e così via... Così non ti stupisci troppo quando, cosa insolita, come in un varco spazio temporale aperto sull'adolescenza, arrivano questi due, mentre tu e S. vi siete appena appoggiate da qualche parte con due bicchieri, chiedono da accendere in inglese che pensi ti stiano prendendo in giro. Solo che poi ti accorgi che uno dei due è davvero splendido. E allora pensi che forse è vero, che se metti una causa... Rispolveri un francese non del tutto dimenticato e un po' ci credi e un po' no, che sia possibile aver conosciuto così una persona con quello sguardo lì, quelle parole che, anche se in un'altra lingua, sembrano le tue. Che, americano, lavora in Africa, dove tornerà dopodomani.
postato da: PennyL alle ore 23:54 | link | commenti (6)
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mercoledì, 10 giugno 2009

Una sera che

Stasera, serata orecchini. Me lo proponevo da qualche giorno. In particolare da quando, giorni fa, ho svaligiato un negozio di perline (con relativo investimento economico che non si dovrebbe mai fare, per delle perline), per me quello che un lunapark rappresenta per un bambino, con la scusa di fare un regalo alla Mary.
Così ho passato tutta la sera davanti a una distesa di perline brillanti e colorate selezionandone un piccolo sottoinsieme sufficiente per due paia di orecchini per me, e due per la Mary. Le perline che potevano realmente stare bene insieme. Quelle in fondo basilari. E' rimasto un resto preponderante rispetto a ciò che è stato ultilizzato e che, anche se è stato scelto in un dato momento da me, finisce ora per essere accessorio. E' sempre così.
La chitarra, invece, non l'ho suonata. Ultimamente non mi esercito quasi mai e stanotte ho anche sognato di rendermi conto che non sapevo come andare a ritmo, cantando i pezzi che dovrei cantare sabato sera e che improvvisamente ho rimosso.
Non ho potuto fare a meno di chiedermi un po' stupita di ritrovare lì , dove ogni tanto sì ancora passo,
inalterata dal tempo quella pagina scritta diversi anni fa, se lui si ricorda che quello sguardo era il mio. Che sensazione sarà. Nessuna, probabilmente. La letteratura, è solo letteratura.
Oggi ho scoperto di avere un ipotiroidismo e ne sono stata assurdamente contenta. Forse un giorno cambierò idea, ma per ora il fatto che spieghi un po' di cose mi solleva.
postato da: PennyL alle ore 23:07 | link | commenti (1)
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Casa

Oggi ho trovato un libro che in questo momento mi piace molto: Compagni genitori; comunisti immaginari, di C. Duzzi, Rizzoli. Inizio a leggere il 4 capitolo, dopo aver già letto diverse pagine alla Feltrinelli, prima di dormire, e mi viene in mente che da piccola, ma anche da ragazza (insomma, credo fino a solo qualche anno fa, prima di venire a Milano), quando ero malata (io, ma mi sembra questo succedesse anche con A., mentre a L. non credo interessasse molto) a casa mia si usava sempre che qualcuno, mettendosi un po' distante o anche fuori dalla porta della mia camera, mi leggesse qualcosa. Una favola, quando ero piccola, o un libro, da più grande. Poteva essere, a farlo, la nonna, la mamma o anche A..
Ecco. E poi ti chiedi da dove origini la nostalgia.
postato da: PennyL alle ore 00:03 | link | commenti
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sabato, 06 giugno 2009

Buio

Volevo andare in un posto di mare relativamente vicino a casa (più di B., dove avevo già programmato di andare il giorno dopo con mia madre) in bibicletta, io che guidavo io mentre la Marta stava seduta nel postapacchi dietro. Impresa in effetti già disperata ma faticosamente riuscita finché al ritorno, verso sera, una gomma si buca. Contemporaneamente la bicicletta era invece la mia macchina ma, sempre mentre tornavamo verso casa nella penombra, un ragazzo si appendeva minacciosamente alle maniglie cercando di entrare, e io non riuscivo a chiudere la sicura. Però in qualche modo alla fine lo seminavo tra la gente. La scena torna alla bicicletta: è bucata e non sappiamo come tornare a casa, sentiamo già una certa inquietudine, come non ci fossero proprio altre possibilità. Chiediamo a una ragazza (forse italiana, in mezzo a tanti stranieri) seduta vicino a un albero in un peasino che stavamo attraversando, se conosce un meccanico o un benzinaio che possa aggiustarla. Anche se è sera lei dice di sì, in modo un po’ sinistro. Ci porta in uno stabile popolare semiabbandonato e infine in un appartamento spoglio da cui gli adulti sembrano essere scappati lasciando soli a giocare dei bambini dall’aspetto trascurato. Riusciamo ad andarcene. Però usciti di lì cerchiamo la macchina che avevamo parcheggiato fuori e non la troviamo. Monta l’angoscia. Alla fine la trovo. Completamente schiacciata a fisarmonica tra un albero e forse un camion (la mia macchina!). C’è una sorta di persecuzione intenzionale di cui siamo vittime. Decido di chiamare a casa. Sono le 23.30 circa. Mi risponde mia mamma un po’ intontita (spesso la sogno così quando le chiedo aiuto). Cerco di spiegarle ma dice che ha troppo sonno, mi passa mio papà. Scoppio a piangere e affranta gli racconto l’escaltion di quello che è successo. Non ricordo cosa dice ma non è risolutivo. In realtà è come se parlassi da sola. Io e la Marta decidiamo di cercare un albergo per dormire, anche se ormai sappiamo che saremo spiate e controllate qualsiasi cosa facciamo. Lo troviamo e l’albergo è carino. La mattina dopo dobbiamo partire. Guardiamo fuori dalla finestra di soppiatto da dietro le tende e vediamo che dalla terrazza dell’albergo antistante ci guadano dei signori di cui uno è un tipo che la Marta “conosce”. La cosa sembra allarmante. Comunque cerchiamo di uscire. Il sogno finisce. Mi sono svegliata con il labbro inferiore addormentato e la schiena tutta dolorante...
postato da: PennyL alle ore 09:48 | link | commenti
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mercoledì, 03 giugno 2009

Terra

Stasera ho sentito il bambino della A. (lo sapevo che era un maschio!) muoversi nella sua pancia. Ho potuto vedere il suo viso in un’espressione aperta di contentezza senza riserve, come quella di una bambina. Ho sfogliato con lei riviste di tutte le marche di passeggini, l’argomento predominante di questi giorni (insieme ai nomi per il bambino). Sono in una casa che sembra ferma nell’ottocento dei romanzi di Jane Austen che sto leggendo e dei mobili di cui è arredata, tra le campagne intorno a Voghera. Dalle finestre si vede il verde scuro del giardino. Con la A. e F. l’atmosfera è di una serenità generosa. Mi stupisce sempre vedere lei in questo atteggiamento equilibrato nei confronti di sé stessa e della sua vita, adesso anche di questa gravidanza che sembra la cosa più normale del mondo, vedere che loro stanno bene davvero, all’interno della loro coppia. Il silenzio della campagna mi ricorda C..

Non immaginavo che questi posti fossero così belli e rigogliosi. Mangiamo cose tipiche del luogo prodotte da piccoli forni o salumifici famosi nei dintorni, in cui andiamo apposta per comprare quel pane o quel salame. Le giornate si snodano a ritmi a cui non sono abituata. Capisco cosa permette
ad A. e F. di stare così bene. Parlare di piccole cose spesso molto concrete o anche stranamente ripetitive, dilatare i tempi senza fretta. La A., ora che è felicemente mamma, mi appare chiaramente nel suo aspetto così terreno, solido. Come un vero archetipo femminile. In mezzo a loro, famiglia, a volte mi sento quasi in un ruolo protetto di figlia. E’ bello per me poter stare all’interno di ruoli plastici senza dover dimostrare nulla. Però sento che anch’io avrei voglia di una famiglia mia.
Invece sto nel mio letto singolo e leggo, spesso con gusto, Ragione e sentimento.
postato da: PennyL alle ore 21:51 | link | commenti
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giovedì, 28 maggio 2009

Lascia che si riposi e non le manchi niente.

Faccio fatica a scrivere, in queste settimane. Sarà la mutevolezza delle sensazioni e delle emozioni, sarà il poco tempo mentale per fermarmi a scrivere. Eppure avrei voluto. Senza soffermarmi sulle difficoltà di questo periodo, parlare di quanto è bella Sirmione la mattina molto presto. Quando tutti dormono, leggere davanti al lago (Ritorno dall’India, che mi è piaciuto molto, anche se un po’ inquietante in alcune parti). Non ho mai vissuto, se non nelle levatacce per prendere un treno, la mattina presto, sicuramente non per scelta, ma quel giorno l’ho trovata rigenerante. Il giorno in cui poi, mentre la C. lavorava, ho trascorso delle ore nell’acqua caldissima delle piscine termali all’aria aperta lavanti al lago, in una pace assoluta, e ne sono uscita con la pelle liscia e piena di sole.
Volevo parlare anche di come ci si sente in un sabato mattina in cui due insegnanti sono lì solo per te, per aiutarti a tirare fuori la tua musica, con la chitarra o con la voce. Se con la chitarra siamo molto, molto indietro, con la voce so che posso comunicare, e il fatto che la mia insegnante mi faccia lavorare sulle cesellature dell’interpretazione è per me bellissimo.
Però la cosa più importante, oltre al fatto che mi sono accorta che nei cartelli appesi all’interno dei tram che ne regolamentano l’uso c’è una sezione dedicata al trasporto di “pesciolini e pulcini”, è che negli ultimi giorni ho aperto alla conoscenza di nuove cose che mi hanno fatto capire qualcosa di me. Ho pensato che posso dare un valore nuovo al coraggio, e meno alla paura. Che forse io ho paura di provarci davvero, a stare bene, ad entrare in uno stato vitale quando questo non mi capita in un modo che io definisco fisiologico. Pulire i miei cinque sensi per percepire le cose in modo limpido: ho sfiorato in pensiero che forse sono io che posso farlo in modo attivo. E’ la forza, l’energia, che sono piena di remore ad investire in questo. Ma, forse, è una cosa che si può fare. C’è chi lo fa, mentre io sono qui piena di paure
.
postato da: PennyL alle ore 20:29 | link | commenti (2)
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martedì, 19 maggio 2009

Today

Ho avuto un'illuminazione leggendo le scritte che avevo fatto, in mezzo a quelle di alcuni amici, lungo gli anni della fine del liceo e l'inizio dell'università su una borsa in stile militare come andava in quel periodo. Una borsa che è sepolta da anni in uno dei miei scaffali di M. e che ho riesumato oggi come porta-computer.
Scrivevo: "portare questa nave verso una rotta che nessuno sa", "imagine all the people living for TODAY", "quello che sei dove vai ciò che vuoi lo sai SOLTANTO TU".
Ancora tutto da fare, da plasmare.

postato da: PennyL alle ore 21:51 | link | commenti (2)
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