The same rainbow’s end

[Il destino è distante, alla fine dell'avventura]

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Utente: PennyL
Nome: PennyLane

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pennylaneinmyears*libero.it

Ti auguro una vita
onesta e libera





Qui bisogna mettersi ancora
a gambe incrociate, a cercare
l’armonia con il mondo.
Che va tutto a pezzi, qui intorno.
Che ci sono delle domeniche
che dici Porca puttana,
che lavoro. Non ho neanche
voglia di scrivere, dici.
Allora metti su un compact,
ti corichi sul divano di vimini,
a pensare Porca puttana.
[P. Nori]










Se una persona riuscisse a vedere
la propria lenta e tortuosa avanzata
come una sorta di esperimento,
senza sperare in un’impossibile
sicurezza –niente di interessante
succede senza osare- si potrebbe
raggiungere un qualche tipo
di quiete. [H. Kureishi]






Al quarto piano lì tranquilla
che si guarda nello specchio
e accende un'altra sigaretta.


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mercoledì, 18 novembre 2009

Time to live

And i was thinking 'bout how
Everyone is dying
And maybe it is time
to live.


Io al vicecapo: -G., voglio coinvolgerti un una questione…
V.capo: -Sì però io ti dico subito che sono depresso.

Collega S.: La vuoi sul serio una persona che suona la batteria nuda?!


E’ autunno e qui è pieno di grossi alberi grondanti giallo e arancione. Ieri attraversavo velocemente la strada per raggiungere la A. e il suo bambino e ho pensato distintamente: i colori dell’autunno in questa città mi investono come delle grosse gocce di felicità. La A. era splendente. Teneva il suo bambino sul petto con un marsupio come una qualsiasi mamma appartenente al mondo animale con il suo cucciolo. Mi ha dato delle belle foto di noi, una del giorno dopo che è nato, in ospedale (la prima cosa a cui ho pensato è che io intanto stavo con lui e mi sentivo lì ma anche proiettata fuori di lì, ero bella).
Oggi mi è successa una cosa strana, era finito il mio orario di lavoro e io avevo voglia di restare in ufficio, a lavorare, proprio. Più che di andare a casa. E’ che ultimamente è vero, che si stanno muovendo tante cose, e mi danno soddifazione.
E poi chissà.
postato da: PennyL alle ore 23:37 | link | commenti (1)
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lunedì, 16 novembre 2009

Spietatezza

Almodovar ha detto a Fazio che il film, e la sua fine, devono essere fedeli, corrispondere all’autore. Che bisogna rispettare l’integrità del film, del momento in cui il film viene concepito. Ha detto anche che Penelope Cruz è una fondamentalista della sincerità. E che se tu sei crudele lei accetta la crudeltà. La crudeltà è quella cosa che se un’attrice arriva ubriaca e in ritardo alla prima bisogna lasciare che ci arrivi da sola, sbattendo contro le pareti, al camerino. Altrimenti significa che non ci si può lavorare.

Lui invece a me ha insegnato che si può essere realmente, integralmente dei caz.zoni. Nel bene e nel male. Fregarsene. Dico sul serio, quasi lo stimo per questo. Non che sia una cosa positiva ma io non ne sarei mai capace. Lui è un selvaggio, e io in fondo l’ho sempre saputo. Ha una spietatezza nelle cose, nel bene e nel male. Mi piaceva perché ha affrontato la questione di una ragazzina dell’ora.torio di cui si diceva fosse particolarmente promiscua dicendole “non fare la zozzo.na”. Io non potrei mai, ma capisco che ha un senso. L’educazione che passa attraverso il carisma personale.
Lui è fatto così. Ecco cosa penso stasera. E ho deciso che è proprio tornato con miss finto-taglio-delle-vene, perché altrimenti non è concepibile. Sì ci è tornato.
Ora devo essere molto brava ad andare avanti sulla scia vitale che questa cosa mi ha permesso di ritrovare, ma dimenticandolo. Che in fondo è durato poco, e non ha esteso radici dentro di me e la mia vita come è successo altre volte.
Che io sono meglio, di lui. Questo non l’ho mai detto di nessuno, ma questa volta, diamine, è vero.
Trovare altro.
Ultimamente
per esempio penso spesso che mio lavoro mi piace un sacco, devo dire.
E poche sensazioni sono megliori di quando mi riesce un pezzo. Come oggi dancing, che mentre la cantavo mi è venuta la pelle d'oca. E non credevo ci sarei riuscita in un modo che mi facesse stare tanto bene.

A. -Paola? Ma che è sai i nomi della yavanna??
postato da: PennyL alle ore 22:34 | link | commenti (2)
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domenica, 15 novembre 2009

Datemi una fine

Ma ti ho aspettato e scopro
che sei già passato dentro me


Oggi, appena alzata, ancora imprecando contro il mio inconscio che mi tormenta confondendomi le idee con sogni in cui sento la sua voce, che da sveglia non potrei mai ricordare, che mi chiama amore, ho riguardato la fine di Aprile. Ho pensato che lo voglio anch’io un cucciolo d’uomo da tirare per i piedi quando gattona via, dimostrando come apparteniamo davvero ad una specie animale con molto in comune rispetto alle altre. Che uno suo sarebbe stato divertentissimo da crescere insieme, con l’allegria che ricordo di quei giorni e che non riesco a spiegarmi dove sia finita.

Sarebbe stato più facile mantenere la mia prospettiva atarassica se non avessi visto il film di Almo.dovar oggi. Infatti, nell’atmosfera istintuale, terrena e vibrante che in questo film si respira come -o forse, mi è parso, anche più che- in tutti i suoi film, improvvisamente mi sono resa conto del fatto che c’è stato un problema: che sono stata intensamente felice e poi mi sono dimenticata tutto. In tutta questa storia sto vivendo su una spinta razionale che ha del mostruoso. Ragiono intorno a lui senza quasi mai averlo in mente davvero, e senza quasi mai azzardarmi a ricordare realmente i momenti insieme che, affiorati spontaneamente come galleggianti tenuti a forza sotto l’acqua durante il film, hanno avuto su di me un effetto sconvolgente. Se devo dimenticarlo, forse vorrei farlo cosciente della sostanza delle contraddizioni tra questo e i suoi baci il suo modo di toccarmi, il suo sguardo pieno di trasporto. Voglio essere lucida, e consapevole di quello che ho perso. Se devo legarmi le mani, voglio sentirle fremere. Non posso non dire a me stessa cavolo, ero veramente felice, tanto da non riuscire a dormire, la notte, dalla felicità, ok? Ed era una felicità tenuta tra le mani da entrambi. E’ per questo che ora non ci capisco niente e lo spiazzamento non può appiattirsi in una facile interpretazione. Ho bisogno di una prospettiva altra rispetto alla mia ma al contempo lo so che è la mia l’unica di cui posso fidarmi e lo so che il nodo da cui questo spiazzamento sta nella sua mancanza di equilibrio, di persona che per riuscire a non pensare lavora 15 ore al giorno tutti i giorni della settimana, di persona che anche se è evidente che non è vero dice che sente di non avere un solo amico, da cui non emerge alcun attaccamento quando parla dei componenti della sua famiglia. Ed è di fronte a questo che non so se insistere o fermarmi. Quando questa comprensione si contamina con il modo in cui si sta comportando ora. Io non concepisco mai di fermarmi di fronte a qualcosa che non si esaurisce da sé.
L’importante è finirlo. I film bisogna finirli, anche se alla cieca, ha detto il regista protagonista del film.
I bagni di realtà nella parole delle mie amiche, questa volta impietose, forse per esperienza (loro riguardo a me, oltre che a loro stesse) o forse perché non hanno fatto in tempo a conoscerlo, mi servono a tenere i piedi per terra, ma colludono con il mio iperrazionalismo. Si sa, che queste cose non si giocano solo sulla supposta verità dei fatti, anche se è quella che solitamente la ha vinta. Ma c’è un altro livello, che rende una relazione sentimentale.
P.S.: Ora finalmente riesco a vedere le sue foto e ho la sensazione di averlo sopravvalutato... che sia solo un bambino.
P.S.: Il figlio della mia insegnante di canto ieri di fronte a me le ha detto sei buona come il male.
P.P.S.: Il nuovo cd di Elisa, dopo l’ennesimo fiducioso e sacrale ascolto, ora mi soddisfa
.
postato da: PennyL alle ore 22:24 | link | commenti (2)
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sabato, 14 novembre 2009

Lingua

Che da quelle parti, sai, non è che ci sia sempre il sole, però... non è che neanche tutti i giorni piove!

E’ strano accorgermi di ritrovare, qui, la mia lingua. A Milano a volte sento la mancanza di questo registro che è il mio. E l’odore stranamente piacevole come di umido e bruciato che trovo solo in questa mia città.
Per quanto può valere, decido, ora, di gettare la spugna. Basta così. Non ho la forza per dare altri messaggi, a lui, di qualsiasi tipo. Spero solo di riuscire a dimenticare quanto è bello.
Rido ascoltando Laura, quando dice "In ogni caso poi la gente sai che cosa vuole, in fondo, vuole Natale con la neve" mi sembra che davvero, in fondo, ma sì
.
postato da: PennyL alle ore 13:44 | link | commenti
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venerdì, 13 novembre 2009

Be good

We never change, do we?
no, no
we never learn, do we?
so I wanna live in a wooden house
I wanna live life
and always be true
and I wanna live life
and be good to you
I wanna fly
and never come down
and live my life
and have friends around
we never change, do we?


Il fatto è che è talmente assurdo che mi viene  da rider(n)e. Lui mi appare più che altro demenzialmente sciocco.
Scopro cose di me che mi sorprendono e mi appassiona, cercare di capire le mie stesse reazioni. Osservare come io non riesca ad arrabbiarmi davvero. Forse il punto, mi dico, è che non riesco a trovare il modo di esprimerla in un modo che mi appaia accettabile, o perlomeno soddisfacente, l’incazzatura. Forse è che non riesco a slegarmi dall’idea dell’utilità.
Che ho la strana impressione di aver fatto tutto per bene, io, di essere tranquilla rispetto a questo e non voglio turbarla. Fare qualcosa che mi sporchi le mani e  poi pentirmi.
E quindi devio nella strada pseudoanalitica del mettermi a tavolino con improbabile e ostinata calma e capire cosa sia meglio.

Però se penso a lui che suona la batteria, come ha fatto anche questa settimana, con quell’energia e quell’allegria che conosco, che parla col suo gruppo della data B. a cui dovevamo andare insieme, andrei lì e spaccherei tutto.
Solo che, chissà com’è, non lo faccio.

(Lode alle proprietà antidepressive in Elvis Presley).

postato da: PennyL alle ore 11:58 | link | commenti (4)
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mercoledì, 11 novembre 2009

Through the barricades

Sì, è vero, nella letizia del dolce di San Martino mi sono trasformata nella casa del mulino bianco e mi è partito un messaggio particolarmente edulcorato e sincero, forse un po’ fuori dal tempo. Però (rigorosamente poi) ho pensato ehi, se lui è quello a cui io l’ho diretto, lo apprezzerà, se non lo è, non poteva andare.
E poi io ho delle amiche che mi scrivono questo:

Genio assoluto. Da raccogliere proprio, in antologia.
Ma lo spirito!!! Io amo il coniglio nella notte. Come la renna, più della renna, ha capito tutto!
Dovrebbe ridere e chiamarti e dirti che sei spettacolare.

Mi piaci così...matta come sei.
Nella vita bisogna mandarli certi messaggi!
E mia mamma aggiunge: Non hai mai saltato un San Martino, vero? :-)

(Che poi ovviamente non è così semplice e in alcuni momenti mi sembra di implodere –esplodere, troppo difficile- e non so che darei per sapere cosa diavolo fa, cosa ha in mente, come sta, e sono tremendamente curiosa e poi triste e poi mi sento presa per il culo e poi penso che no, e quindi vorrei abbracciarlo perché non è possibile che sia così stronzo quindi ci deve essere qualcos'altro, e poi invece penso che è possibilissimo e vorrei prenderlo per il collo e mi sembra insopportabile tutto questo. E poi sento che no, non lo è, che qualcosa mi ha protetta. Che forse dopo F. tutto il resto sembra molto più sopportabile -bella vittoria. Ma anche no.)
postato da: PennyL alle ore 22:04 | link | commenti (1)
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martedì, 10 novembre 2009

This is the life

Ho bisogno di te
Almeno un’ora
Per dirti che ti odio ancora.


Sono giorni strani. Che mi lecco le ferite e, attraverso quello che è successo con lui, comunico con me. La sento, quella tristezza che cercavo. E allo stesso tempo non posso dire di sentirmi così male.
Nel weekend mi dicevo però io ho altro a cui pensare, alla mia tosse per esempio, al petto che mi fa male. Curarmi. So che quello che mi può far stare male oltre ad un certo livello non è lui, è il mio rapporto con la mia vita. Il rapporto con lei e con me passa attraverso alle cose che vivo, ed è su questa strada che incontra lui.
L’idea di lui si trasforma continuamente nella mia mente, come un processo fisiologico, autonomo. E continuo a non ricordarlo. Non riesco a ricordare la sua persona, il suo viso. C’è stato un unico momento, di notte, in cui non potendo dormire ho cercato davvero di pensarci, e ho ritrovato per pochi istanti quell’immagine di lui, reale. E’ stato un momento solo, un’intimità che sono contenta di aver potuto toccare.
La mattina  sull’autobus ho ascoltato nell’ipod This is life e per la prima volta in questi giorni mi si sono riempiti gli occhi di lacrime, ma non era tristezza. Era che ho avuto un’immagine, un po’ grottesca in realtà, come da video musicale, di me e la M. che camminavamo, in parallelo, su quel tempo che mi ricorda tanto lei ed è stato uno di quegli attimi in cui i puntini nel tempo si uniscono e mi è sembrato che siamo brave, perché c'è sempre tanto, da camminare, e spedite.
postato da: PennyL alle ore 23:31 | link | commenti (1)
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lunedì, 09 novembre 2009

Maniac

Io
vuoi sapere?

A.
dimmi

Io
ho fatto sì che xxx chiedesse l'amicizia (sperando venga confermata... :-()
alle due candidate
possibili ex (ex?)
di xxx
ecco

A.
hahahaha
genio
ma su che presupposto?

Io
ho guardato tra i suoi 2.007 amici
chi si chiamava xxx
e sono così risultate 5 candidate
tra cui ho prescelto loro due

A.
no ma scusa
hahahahha

Io
mi sembra un'ottima mossa

A.
intendevo su che presupposto xxx abbia chiesto l'amicizia

Io
per carpire la verità dei fatti

A.
sì ma

Io
ah boh così senza aggiungere altro

A.
forse non mi spiego

Io
c'è tanta gente che lo fa

A.
ma come? hahahahah

Io
a casaccio

A.
hahahahhaha
sei pazza

Io
l'ha chiesta e basta

A.
c'è del genio

Io


A.
della creatività
me ne compiaccio

Io
la xxx dice "menomale che A. ti contiene un po'
postato da: PennyL alle ore 18:20 | link | commenti
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domenica, 08 novembre 2009

Atarassia

Voglio trovare
un senso a questa situazione
anche se questa situazione un senso non ce l’ha.
Voglio trovare un senso
a questa condizione.


La soglia dell’impensabile si può spostare davvero sempre più avanti, all’infinito.
Sulla strada dell’atarassia, ringrazio in qualche modo me stessa per il riuscire a mantenere un certo dignitoso equilibrio. Fatta eccezione per ieri, quando non riuscivo a  trovare un solo motivo per alzarmi dalle scale della feltrinelli (unico punto in cui il cellulare avesse campo) e mi sembrava impossibile poter ritrovare qualche energia vitale, o che si potesse raggiungere livelli tali di bassezza. In termini di arrivare sempre oltre, e in termini di essere talmente, incredibilmente e inspiegabilmente, stronzo.
Invece in qualche modo il tempo avanza e durante la cena con Cris e I. sono anche riuscita a non pensare, e a ridere ("No tu non puoi parcheggiare lì... è solo per me! Quel parcheggio è l'unico uomo che mi è sempre fedele"). In questi due giorni ho fatto due paia di orecchini piuttosto articolati, riportando questa pratica ad un livello zen invece che nevrastenico. E’ domenica e io sono qui. Senza palpitazioni. Per ora. C’è sempre un momento, dopo, in cui il cuore batte lento quanto il respiro. Poi qualcosa succede.

- Ok. All’una e mezza al pub. E che cazzo.
- Già, vaffanculo
postato da: PennyL alle ore 12:14 | link | commenti
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venerdì, 06 novembre 2009

It's now or never

Aspetto, in preda a sensazioni irrazionalmente positive e cullata dall’illusione che in fondo non sarebbe in ogni caso così sconvolgente per me l’esito di questa attesa.
Intanto cuocio la prima zucca nel forno ustionandomi terribilmente le dita e impiegando mezz’ora poi per sbucciarla da cotta. Ascolto Elvis Presley in piedi in metropolitana come in equilibrio su una tavola da surf (non mi piace reggermi con le mani), pensando che è il migliore (lo scrivo a mio papà –ricordando che lo sentivamo in macchina quando ero ragazzina e io dicevo che la sua voce sembrava velluto rosso... imbarazzante- che commenta giudizio spericolato). Mi diverto abbastanza in ufficio dove ho delle crisi isteriche di riso come ieri con S. che, parlando di date con i numeri tutti uguali (ad esempio 10.10.2010) ha commentato gaia “io per esempio ho festeggiato il 2 febbraio 2002!” e io proprio in quel momento ho ricevuto una telefonata dal comune a cui non sono riuscita a rispondere dalle convulsioni.
Ad un convegno sulla fami.glia oggi degli educato.ri hanno presentato un progetto attuato nelle scuole e hanno letto un resoconto sull’esito di questo su un ragazzino, Pietro. Chiamavano Pietro, raffigurandolo nella sua crescita attraverso gli anni insieme, nel suo uscire fuori dal sé stesso con le spalle curve per arrivare a quello che camminava fiero e schiena dritta, Pietro alla seconda.
Forse tutti dovremmo sentirci un po’ noi stessi alla seconda.

(Tornando a casa ripensavo alla s.b. che mi ha detto che non è sicura che io sia proprio innamorata di lui. Perché ne metto in luce anche gli aspetti preoccupanti, negativi. In effetti questa volta non credo ci sia un'idealizzazione di lui, da parte mia. Credo che quello che ci sia, sia reale. E che in una parte di me ci sia qualcosa che dice "poco male", forse sarebbe stato un casino. Questo non cambia la voglia di vederlo. Di fregarmene, e  vivere semplicemente quel qualcosa di lui di un po' selvatico che mi piaceva tanto.)
postato da: PennyL alle ore 20:29 | link | commenti
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